Vi è una teoria secondo la quale il valore dell'energia spesa nella proof-of-work venga convertito in valore della moneta, "immagazzinando" effettivamente il valore per un consumo successivo. Assumendo che sia l'energia che la moneta abbiano valore per le persone in un certo istante di tempo nel futuro, esse possono essere ancora scambiate tra di loro.
Tuttavia, questa è al più una metafora di scarso significato. I miner scambiano energia in cambio di unità. Tuttavia, tutti i commercianti che accettano unità della moneta scambiano qualcosa per esse, e tutti i beni offerti in scambio rappresentano la domanda. La teoria è errata quando implica che il valore dell'energia speso nel mining è unico nel suo contributo al valore. Eccetto che per la grandezza, una fonte di domanda non può essere considerata arbitrariamente un fattore più determinante del valore rispetto ad un'altra fonte. Per questa ragione la teoria è invalida.
Inoltre, è allo stesso modo erroneo affermare che la moneta sia una riserva di valore. La moneta è una riserva di moneta. Nella realtà solo gli oggetti possono essere immagazzinati. Il valore della moneta deriva interamente dal valore di ciò che può essere scambiato per essa, attribuito dalle persone durante gli scambi. Poiché il valore è soggettivo, esso si riflette nella preferenza umana, soggetta a costanti e imprevedibili cambiamenti, e non può essere immagazzinato.
Titolo originale: Energy Store Fallacy